Immaginatevi seduti a un tavolo: magari in un pub, con una birra che accompagna la conversazione, o in uno chalet di montagna, con una buona bottiglia di Valpolicella — tanto amato da me, e tanto amato anche da Hemingway.
Siete in compagnia di un caro amico, di un amante, o forse di un familiare che vi propone un gioco per ingannare il tempo.
Siete seduti lì, e davanti a voi c’è una scacchiera.
Ogni pezzo si muove in modo diverso: il pedone avanza di una casella, la torre si muove solo in due direzioni, l’alfiere procede in diagonale, il cavallo “salta” a L, il re si sposta di una sola casella alla volta in qualsiasi direzione, e la regina… beh, la regina fa ciò che vuole.
6 regole, 64 caselle e 32 pezzi. Tutto qui.
Eppure, da questa geometria chiusa nasce un universo di complessità quasi cosmica.
Voi siete lì, pensierosi sulla mossa da compiere.
La mano oscilla sulla tavola, sfiora un pezzo ma non lo muove ancora.
Fermiamo questo istante — come una fotografia sospesa nel tempo, prima della scelta fatidica.
In quell’attimo vi trovate in uno stato di sovrapposizione, dove tutte le possibilità convivono, in silenzio, pronte a collassare in una sola realtà nel preciso momento in cui la mano fa avanzare il pezzo.
Alla prima mossa (semimossa, o mezzo passo se vogliamo essere più tecnici) — qualunque essa sia — avete generato venti possibili scenari di gioco, venti partite, venti universi sovrapposti.
Dopo due semimosse diventano quattrocento, dopo tre 8.902, e dopo solo dieci mosse il numero di possibili scenari arriva a 9.352.859.712.417. (Si legge Novebilioni trecentocinquantadue miliardi ottocentocinquantanove milioni settecentododici mila quattrocentodiciassette).
Fico, eh? Non è così diverso da ciò che accade nell’universo.
Il gioco degli scacchi, dopotutto, è una miniatura del cosmo: un sistema di regole rigide, ma dalle conseguenze imprevedibili.
Claude Shannon accanto al suo mighty mouse (1952 circa)
Il matematico Claude Shannon calcolò che le possibili partite di scacchi ammontano a circa 10¹²⁰: un numero che eclissa persino quello degli atomi dell’universo osservabile, stimati fra 10⁷⁹ e 10⁸¹. È il cosiddetto numero di Shannon: il confine tra ordine e caos.
Ci sono più partite negli scacchi che atomi nell’universo
Una nebulosa di possibilità che esistono tutte insieme, invisibili ma reali, in attesa del gesto che le farà collassare in una sola realtà.
La scelta che crea l’esistenza.
Ma ora lasciamo perdere i “pipponi” sulla meccanica quantistica, non serve capire il principio d’indeterminazione per coglierne la verità più profonda.
La bellezza del gioco, come quella dell’esistenza, risiede nel rischio della scelta. E allora non preoccupatevi se la prima mossa è sbagliata. Il destino non è scritto, né lo sarà mai. Perché la scacchiera — come l’universo — si reinventa a ogni gesto. E voi avete ancora infinite possibilità per trasformare l’errore in bellezza.
DIO SALVI LA REGINA
Ogni universo, prima o poi, trova qualcuno capace di riscriverne le leggi.
Negli scacchi, quella rivoluzione ha un nome femminile, quello di Isabella di Castiglia.
Isabella I di Castiglia raffigurata sul dipinto a olio su tela intitolato “Isabel la Católica” (Isabella la Cattolica), realizzato da Luis de Madrazo y Kuntz nel 1848.
Le regole degli scacchi non sono immutabili: nascono da ciò che una civiltà crede possibile.
E nel Quattrocento, un’epoca dominata da re, papi e guerre, una donna salì sul trono a soli 23 anni, e cambiò per sempre il modo di intendere il potere, non solo in politica, ma persino sul tavolo da gioco.
A quell’età, molte donne dell’epoca erano ancora soggette alla volontà dei padri o dei mariti.
Lei, invece, divenne regina per diritto, non per matrimonio.
Alcune cronache di corte raccontano che Isabella stessa, amante del gioco, amasse osservare le partite disputate dai suoi ministri e ambasciatori.
Negli scacchi, la regina, fino ad allora, era un pezzo secondario. Nel vecchio shatranj persiano era chiamata ferz, il consigliere del re, limitato, prudente, quasi irrilevante (poteva muoversi solo di una casella in diagonale).
Ad Isabella questa cosa non andava giù. Sua è la frase:
“Se il gioco è il riflesso del mondo, allora che il mondo impari a muoversi come una regina.”
La sua voce riecheggiava nelle corti europee, la sua influenza piegava ministri, eserciti, e perfino l’immaginario collettivo.
Sotto il suo regno, la Spagna si unificò, Colombo salpò verso il Nuovo Mondo, e il simbolo del potere femminile prese vita sulla scacchiera.
Da pezzo debole, la regina divenne la forza assoluta.
Da consigliera silenziosa, regnante sovrana del gioco.
Molti storici — tra cui Marilyn Yalom, autrice di Birth of the Chess Queen —vedono in questo cambiamento una metafora dell’ascesa di Isabella.
La dama spagnola, la regina rinascimentale, non si limitava più a osservare il re. Agiva. Decideva. Comandava.
L’AMORE È UN GIOCO
Fu in onore di Isabella di Castiglia che gli scacchisti valenziani Francesch de Castellvi, Narcis Vinyoles e Bernat Fenollar composero “Scachs d’Amor”, un poema che rappresenta allegoricamente con una partita a scacchi l’amore tra Marte e Venere, con Mercurio come arbitro.
Prima pagina del manoscritto degli “Escacs d’amor” (Scacchi d’amore)
C’è un pezzo di questo poema che mi affascina molto, è in catalano e difficile da tradurre, quindi mi scuso se la mia traduzione non è proprio accurata
Lo camp partit – y tota la gent presta,
Il campo è pronto — e tutta la gente attende.
Lo gran guerrer, – ab la ensenya vermella,
Il grande guerriero — con l’insegna rossa
Mogue tantost – a tota se requesta,
si muove subito — secondo il suo desiderio,
Prenent “Amor” – per nom en sa querela;
prendendo “Amore” — come nome della sua battaglia;
E tramete – ves lo camp de la bella
e manda — verso il campo della bella
Lo pus valent – Peo de la conquesta:
il più valoroso — pedone della conquista:
Lo qual tira – dos passos devers ella,
che avanza — di due passi verso di lei,
Mouent aquest – lo Rey, Raho descobre,
muovendo questo — il Re rivela la Ragione,
E lo cami – de Voluntat se obre
e il cammino — della Volontà si apre.
L’intera scena è un’allegoria del desiderio e della mente.
Le figure rosse di Marte rappresentano la passione, quelle verdi di Venere, la speranza.
La partita diventa una danza di forze contrarie: guerra e amore, impulso e equilibrio, materia e spirito.